INFORMATION
   
    giardino project, a cura di Giuseppe Amedeo Arnesano, è un luogo domestico del verde rivolto al confronto critico e politico nelle pratiche artistiche e curatoriali contemporanee. Un recinto urbano dove artisti e curatori si alternano come ospiti di una breve residenza estiva.
Talk, interventi site-specific e operazioni editoriali sono azione e strumento di un processo di indagine dedicato alle dinamiche culturali e alle arti visive, ripensate in una visione periferica e di provincia come quella di un paese del Sud d’Italia.


BIBLIOGRAFIA


FUORI GIARDINO



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VISUAL IDENTITY - Grazia Amelia Bellitta


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VOLUME 0. SUI RAMI DI QUEL MICROCOSMO RISUONANO MOTIVI AEREI 







Volume 0. Sui rami di quel microcosmo risuonano motivi aerei

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31.07.20 Stefano Giuri - A tu per tu con Tutankhamon- ore 20.00
09.08.20 Caterina Molteni -  Pensiero che profuma di terra- ore 20.00

Sui rami di quel microcosmo risuonano motivi aerei è il concept che inaugura giardino project, un brano ispirato dalla descrizione del giardino persiano-sassanide tratto dalla raccolta di novelle arabe de Le Mille e una notte. L’incipit letterario riguarda la dimensione spazio temporale del giardino, percepita durante l’arco di un’intera giornata scandita dal canto e dall’operosità degli uccelli. Il riferimento a quel microcosmo urbano interessa un campo di indagine che comprende arte, scienza e natura e si inserisce in maniera geopolitica e trasversale, in una riflessione condivisa sulle dinamiche e le caratteristiche che regolano il nostro antropocene.
giardino project inaugura con Stefano Giuri, artista e fondatore di Toast Project Space a Firenze, e Caterina Molteni, assistente curatore presso il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna. Entrambi, presenti in due serate diverse, proporranno all’intero e all’esterno della dimensione del verde un intervento ragionato e site- specific. 

31.07.20 Stefano Giuri - A tu per tu con Tutankhamon- ore 20.00
In A tu per tu con Tutankhamon Stefano Giuri presenta un’azione che indaga e mette in relazione il luogo e il corpo, inteso quest'ultimo come materia politica e dispositivo per la rappresentazione. Quella di Giuri è una pratica artistica in continua evoluzione, un’attitudine metodologica che si traduce formalmente attraverso lo studio della dimensione spaziale, il disegno, la performance e la scultura. L’artista guarda alla scultura come un elemento camaleontico, una riflessione personale incentrata sulla creazione, distruzione e rigenerazione dei simboli nei regimi dittatoriali che trae origine da “From Here To Eternity” del 2019, un lavoro dedicato al celebre monumento di Lenin. A tu per tu con Tutankhamon è un'operazione site- specific, un momento di condivisione pensato in relazione a un tempo presente, ma che ben si confronta e rimanda a una memoria mitica, in un altrove sospeso tra passato e futuro.



Installation view




Documentazione fotografica ph Ilenia Tesoro (C)

09.08.20 Caterina Molteni -  Pensiero che profuma di terra- ore 20.00
Caterina Molteni presenta una lecture dedicata all’esperienza di Bagni d'Aria, scuola di autoformazione che prende forma anche essa da una casa in montagna e dal suo giardino fino a estendersi nella ricerca tra le valli, i fiumi e i paesini abbandonati. Alla base di questo progetto c'è la convinzione di dover allenare un pensiero che passa da pratiche condivise, attività che ognuno dei partecipanti propone agli altri per riflettere sul nostro tempo.




Slideshow : Documentazione fotografica ph Rosita Ronzini (C)



Profilo biografico essenziale

Stefano Giuri (Neviano, 1991) vive e lavora Firenze, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti. Nella sua ricerca analizza le connessioni e i rapporti tra i concetti dello spazio pubblico e privato, tra la memoria collettiva e individuale, per affrontare, attraverso di essi, problematiche sociali attuali legate ai luoghi in cui opera. Nella sua pratica artistica l’interesse è rivolto a linguaggi come performance e scultura. Nel 2019 fonda lo spazio TOAST Project Space. Tra le sue ultime mostre: Biennale di Monza, Villa Reale di Monza(2019); Polyphonic spaces, a cura di Marco Petroni(2019);  La cura a cura di sergio Risaliti, Manifattura Tabacchi (2019); Firenze, Resistere, a cura di Pietro Gaglianò (2018); The stray statue paradox, a cura di Gabriele Tosi (2017); Fort/da risonanze e intermittenze del fotografico a cura di Saretto Cincinelli e Cristina Collu (2017); The end of the new, a cura di Paolo Tuffolutti, Center in galerija 774 kapsula, Ljubljana (2017); This is the end, a cura di Elena Magini, Centro Luigi Pecci (2017); Avviso di garanzia, Fuori Uso, a cura di Simone Ciglia e Giacinto Di Pietrantonio (2016).

Caterina Molteni (Milano, 1989) è Assistente Curatore presso il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna. Dal 2016 al 2019, si è occupato del Public Program e Contenuti Digitali presso il Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea Rivoli-Torino. Nel 2015, ha collaborato con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino.
Nel 2014, ha cofondato Tile Project Space, project space dedicato alla ricerca degli artisti italiani e nel 2016 è tra i fondatori di Kabul Magazine, con cui ha collaborato fino al 2018. Nel 2019 ha creato con Mattia Pajè e Alice Visentin la scuola di autoformazione Bagni d'Aria. Tra i progetti curati: L'isola portatile, ADA, Roma 2018; String Figures. Narration Practices, Fondazione Baruchello, Roma 2018; Supercondominio, Castello di Rivoli, 2018-2019; Emilio Vedova from the Collections of Castello di Rivoli, 2018; Il miracolo di Benni Bosetto, Bagni Misteriosi, Milano 2019; con Carolyn Christov-Bakargiev, For An Imaginist Renewal of the World. The Alba Congress 1956-2019, Castello di Rivoli, 2019. Sui testi sono apparsi su Flash Art, CURA, Nero Editions, Kabul Magazine.  


Rassegna stampa 

Segnalazione, giardino project - Volume 0 sul ramo di quel microcosmo risuonano motivi aerei, Artribune 31.07.20

Carmelo Cipriani, Giardino Project: in Salento, un nuovo spazio di riflessione e dialogo, Exibart 21.07.20 

Segnalazione Giardino Project in Volume 0, giardinaggio mentale per le artivi visive, Espoarte 30.07

Barbara Martuscello, Residenza in un giardino, microcoso per un confronto con l’arte e l’essere umano, Art a part of culture, 30.07

Marinilde Giannandrea, L’arte visiva in un giardino tra performance e dibattiti, Quotidiano di Puglia 30.07 

Lorenzo Madaro, Giardino Project. Nasce nuovo spazio no profit in Puglia, Artribune 31.07   

Bianca Chiriatti, Trepuzzi, le arti visive contemporanee dialogano in Giardino project, La Gazzetta del Mezzogiorno online 05.08.20

Marianna Guernieri, In Puglia l’arte si fa in cortile, tra le case popolari, Domus 05.08.20 

Lara Gigante, giardino project. Un microcosmo domestico in Puglia, Forme Uniche 16.08.20

Dove sognano le formiche verdi. Appunti per un progetto realizzato. Salgemma, Apulia Art Contermporary e Take Care 24.08. 20 

Antongiulio Vergine, giardino project, Trepuzzi (LE) | Intervista a Giuseppe Amedeo Arnesano, ATPdiary 25.08.20

Laura Gigante, Non solo cartoline. Paesaggi culturali dietro la copertina, Nido Magazine Treccani 30.09.20

Federica Fiumelli, Giardino Project, una piccola oasi a pochi chilometri da Lecce,  Intervista con Giuseppe Amedeo Arnesano,  Welcome to Wall Street International Magazine 12.10.2020

Antongiulio Vergine, Lecce Art Week 2020, The Hidden Idume di  Marco Vitale, Juliet Magazine 01.11.2020

Erica Rigato, “We’re so f***ing special. La rivoluzione siamo noi (?)” video intervista giardino project 11.11.20

Erica Rigato "We’re so f ***ing special. La rivoluzione siamo noi (?) "video intervista giardino project 13.11.20

Cecilia Pavone, Una geografia dell’arte contemporanea in Puglia nella mappa digitale di Salgemma, Artribune 16.01.21

Hybrida Tales by Untitled Association #18: giardino project e MASSIMO, Exibart, 27.06.21



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Inaugurazione su appuntamento ore 20.00
per partecipare inviare una email di conferma a:giardinoproject@gmail.com
ingresso libero [posti limitati: 25]                                                                                 

VOLUME 1. LA CONDIZIONE UMANA







Volume 1. La condizione umana
 

21.07.21
Lucrezia Calabrò Visconti | Forme di sciopero nell’economia della presenza: dallo sciopero umano al femminismo estatico


29.08.21  | ERRATA-CORRIGE 13.09.21 

Marco Vitale, Marco Musarò | The desert we sang so long
In occasione di Lecce Art Week presso Palai (viale Guglielmo Paladini, 50)
ingresso libero con prenotazione e green pass info@palaiproject.com
Durata: ’60 minuti
Ingresso pubblico: 17.30
Performance: 18.00-19.00

In un anno e mezzo di pandemia ci siamo adattati a forme nuove di relazione, di linguaggio e di lavoro riuscendo a comprendere solo in parte la natura dei processi in corso. Questo cambiamento ha contribuito a distanziare e isolare ancora una volta l’individuo dalla collettività, alterando sempre di più il significato tra la sfera pubblica e quella privata e decostruendo quelle consuetudini sociali, politiche, economiche e culturali con le quali abbiamo vissuto fino al 30 gennaio del 2020.

Il volume uno di giardino project intitolato La condizione umana prende spunto dal saggio The Human Condition di Hannah Arendt, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1958, mentre in Italia viene diffuso con il nome di Vita activa, la condizione umana. Nella prima serata Lucrezia Calabrò Visconti, curatrice, art writer e collaboratrice della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino è tra le fondatrici di Art Workers Italia, presenta Forme di sciopero nell’economia della presenza: dallo sciopero umano al femminismo estatico, una lectio brevis dedicata all’individuazione di forme di sciopero praticabili nel contesto dell’"economia della presenza" contemporanea. In particolare l’intervento si concentrerà sul “femminismo estatico”, una corrente che attraversa il femminismo italiano degli anni Sessanta e Settanta proponendo l’uscita da sé come possibile strumento di azione politica.

Nel secondo e ultimo appuntamento presentiamo l’azione performativa di Marco Vitale e Marco Musarò dal titolo The desert we sang so long, una doppia operazione che in modo corale e intimo, costruita sul brano Janitor of Lunacy di Nico, guarda alla relazione tra i sistemi di potere e assoggettamento nelle dinamiche amorose ma anche in riferimento al riconoscimento minimo del salario sindacale. L’opera pone in esperimento una contraddizione, crea un luogo di contatto violento fra due elementi estremi e opposti: il lavoro salariato, contro l’archetipo presente invece nel gesto del bacio; il lavoro inteso come attività inferiore per eccellenza dell’essere umano, contro una delle sue manifestazioni più elevate e intime. Nell’opera di Vita Activa, spiega l’autrice, «propongo di designare tre fondamentali attività umane: l’attività lavorativa (labour), l’operare (work) e l’agire (action); esse sono fondamentali perché ognuna corrisponde a una delle condizioni di base in cui la vita sulla terra è stata data all’uomo». L’analisi che Hannah Arendt conduce sulla società del suo tempo riflette in modo speculare quella dei giorni nostri, poiché anche nel mondo contemporaneo l’eccessiva attività lavorativa (labour) e quella operativa (work) hanno depotenziato e soggiogato la condizione dell’agire (action), ovvero la dimensione relazionale più elevata, che riguarda il confronto plurale tra gli individui.

Per la filosofa tedesca di origine ebraica l’agire è inteso nella sfera politica, e dunque nell’azione pubblica, come un momento di confronto, partecipazione e cittadinanza con gli altri. La natura umana è un’identità comune, di incontro e interazione attiva tra la gente che, sulla base della democrazia diretta della polis greca, dialoga si confronta e dibatte nello spazio pubblico dell’agorà; mai come in questa vicenda globale l’essere umano ha perso molto, non solo in termini di vite spezzate, ma anche di libertà, disuguaglianze, valori e diritti traditi. Oggi, parafrasando il messaggio attualissimo di Arendt, abbiamo la possibilità di rimpossessarci da cittadini emancipati dello spazio pubblico, inteso quest’ultimo non come quello partitico o quello puramente esibizionista dei talk show e dei social media, ma come luogo di identità comune in riferimento alla grecità della questione, grazie alla quale da individui possiamo partecipare e immaginare liberamente con l’azione, il discorso e la relazione con l’altro la vita politica nella nostra comunità, organizzata come in una poliscontemporanea.


Volume 1. 
Lucrezia Calabrò Visconti | Forme di sciopero nell’economia della presenza: Dallo sciopero umano al femminismo estatico

ph: 
Alice Caracciolo, luglio ‘21 


Info
Per partecipare e conoscere la via esatta inviare una email di conferma giardinoproject@gmail.com
ingresso libero [posti limitati: 25]

Contatti
giardinoproject@gmail.com
www.giardinoproject.com
Instagram- giardinoproject
Facebook- giardinoproject



Volume 1.
Lucrezia Calabrò Visconti, Marco Vitale, Marco Musarò, ph: Alice Caracciolo, luglio ‘21

Abstract

Lucrezia Calabrò Visconti | Forme di sciopero nell’economia della presenza: dallo sciopero umano al femminismo estatico

Da alcuni decenni a questa parte la teoria critica del lavoro post-fordista ha sottolineato come lo sciopero dal lavoro, inteso come sottrazione del proprio corpo ai meccanismi imposti dal sistema produttivo, non sia più percorribile. Nel contesto dell’“economia della presenza” contemporanea, in cui la giornata lavorativa dura 24 ore e lavoratorə e datorə di lavoro convivono nello stesso corpo, lo sciopero come assenza è una tattica completamente inefficace. Secondo alcunə, questo fenomeno coincide con un processo di “femminilizzazione” del lavoro: alcune caratteristiche delle forme produttive contemporanee, come la scomparsa della differenza tra tempo del lavoro, tempo del piacere e tempo del riposo e la costante richiesta di lavoro emotivo e di cura senza compenso, erano infatti originariamente legate solo al lavoro riproduttivo di stampo “femminile”, come evidenziato negli anni Settanta dai movimenti per il salario al lavoro domestico. È forse proprio nei femminismi allora che possono essere individuate delle possibili modalità di sciopero dalle forme di sfruttamento contemporanee. In particolare, l’intervento si concentrerà sulla definizione di “femminismo estatico”, impiegata da Tiqqun per raccontare una corrente che attraversa il femminismo italiano degli anni Sessanta e Settanta. Il femminismo estatico identifica l’uscita da sé come possibile strumento di lotta politica: il concetto di estasi viene emancipato dall’ambito del misticismo religioso e del godimento femminile, dove è tradizionalmente relegato, per indicare un movimento esplosivo di uscita dai limiti prestabiliti, che rifiuta l’identità socialmente costituita del concetto di “donna” e con essa l’autorità patriarcale e neoliberista che la impone.


29.08.21  | ERRATA-CORRIGE 13.09.21

Marco Vitale, Marco Musarò | The desert we sang so long
In occasione di Lecce Art Week presso Palai (viale Guglielmo Paladini, 50)
ingresso libero con prenotazione e green pass info@palaiproject.com
Durata: ’60 minuti
Ingresso pubblico: 17.30
Performance: 18.00-19.00


Nella performance un coro reinterpreta, cantando a cappella, una delle grandi canzoni scritte da Nico: Janitor of Lunacy. Si suppone che la canzone sia stata dedicata a Brian Jones, uno dei famosi partner della cantante, e sembrerebbe parlare dei giochi di potere che si manifestano all’interno della coppia o nel sistema amoroso in generale, dove un elemento dei due può esercitare un’influenza schiacciante sull’altro. La performance, tuttavia, rilegge e ripensa il testo di Nico, allargando e adattandolo ad altri e più ampi sistemi di potere e assoggettamento. Il tirannico Janitor che prende il controllo dall’alto, diventa così il sistema sociale attuale, munito dei propri meccanismi di ricatto. All’interno della stessa piece infatti, viene eseguita un’altra azione, che chiarisce questo slittamento di senso operato sulla canzone: due ragazzi sono impegnati a baciarsi per un’ora sotto pagamento. Hannah Arendt poneva proprio il lavoro – ovvero l’essere pagati per svolgere una determinata mansione – fra quelle che lei definiva come ripetizioni di convenzioni o anche attività inferiori, e suggeriva che un modo plausibile per far inceppare questo meccanismo fosse uno spostamento delle manifestazioni umane verso un’imprevedibilità evocativa. Il coro che canta accompagnando il lunghissimo bacio salariato, infatti, da un lato descrive i processi di tirannia economica esposti nella performance e dall’altro mostra una via di fuga attraverso l’imprevedibilità tipica di un’improvvisazione: i performer cantano all’unisono il testo di Janitor of Lunacy, ma al contempo lo reinventano, lo spezzano, lo allungano a dismisura, trascinando alternatamente i suoi quattro minuti di durata sino all’ampiezza di un’intera ora. L’opera pone in esperimento, dunque, una contraddizione, crea un luogo di contatto violento fra due elementi estremi ed opposti: il lavoro salariato, contro l’archetipo presente invece nel gesto del bacio; il lavoro inteso come attività inferiore per eccellenza dell’essere umano, contro una delle sue manifestazioni più elevate ed intime: lo sforzo di una bocca sull’altra, il linguaggio orale ravvicinato fisicamente sino al suo annullamento e alla sua amplificazione.

Profilo biografico essenziale

Lucrezia Calabrò Visconti (Desenzano del Garda, 1990) è una curatrice e art writer che vive a Torino, dove collabora con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2018 è la curatrice e tutor del YCRP, residenza di ricerca promossa dalla Fondazione Sandretto. Ha curato mostre e public programme per il Daelim Museum, Seoul (2020); Artissima, Torino (2019); Fondazione Baruchello, Roma (2019); De Appel e Stedelijk Museum, Amsterdam (2017); GAMeC, Bergamo (2016) tra le altre. Nel 2018 è stata curatrice della sesta Moscow International Biennale for Young Art e ha ricoperto l'incarico di curatrice della sezione New Entries di Artissima nel 2018 e nel 2019. Ha curato pubblicazioni tra cui Shifting views on Italian art. The curatorial residency as a research model (2020) e The New Work Times (2018). È giornalista pubblicista e i suoi testi sono stati pubblicati su riviste di settore, cataloghi museali, pubblicazioni d’artista. È co-fondatrice del progetto educativo e performativo The School of the End of Time con Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano ed è attualmente Vice Presidente di AWI – Art Workers Italia. Si è formata in Arti Visive e dello Spettacolo all’Università IUAV di Venezia, ha frequentato il corso di studi e pratiche curatoriali Campo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino e il programma curatoriale De Appel, Amsterdam. Ha perseguito un perfezionamento filosofico e critico in Teoria Critica della Società all’Università di Milano-Bicocca ed è attualmente iscritta al Research-based Master Programme in Critical, Curatorial, Cybernetic, Research Practices alla HEAD di Ginevra. 

Marco Vitale (Brindisi, 1992), frequenta l’Accademia di Belle Arti diplomandosi nel 2017. Nel 2018 vince una borsa di studio per il corso di arti visive promosso da P.I.A., in seguito ricoprendo il ruolo di tutor. Tra i suoi ultimi progetti This Less is Gesture per Edicola Radetzky a Milano e Cries the man in the blue garden, presso Progetto. Nel 2019 partecipa alla residenza d’artista tra le fondazioni Morra e Lac o Le Mon e alla mostra In sei atti presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea a Napoli, con la direzione di Cesare Pietroiusti. Vincitore del premio AccadeMibact espone il proprio lavoro presso Palazzo delle Esposizioni, in occasione della mostra Domani Qui Oggi a cura di Ilaria Gianni, principale evento collaterale di La Quadriennale di Roma 2020.

Marco Musarò (Gagliano del capo, 1989), dopo aver frequentato l’Istituto d’arte a Lecce si trasferisce a Milano, dove studia Scultura presso il dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Brera. Completa la sua formazione e si specializza in editoria d’arte presso l’accademia di Belle Arti di Lecce, terminando nel 2016 il suo percorso. Nello stesso anno vince il programma di residenza e premio di produzione Fixer e è selezionato per la mostra “Notes on Tomorrow” di CreArt con tappe Kaunas in Lituania, Kristainsad in Norvegia ed Aveiro in Portogallo. Tra le sue ultime mostre, Batball01 a Polignano a Mare.


Rassegna stampa

Forme Uniche, redazionale, 17.07.2021

Cecilia Pavone, Lorenzo Madaro, Vacanze in Salento? Ecco le migliori mostre dell’estate, Artribune, 20.07.21

Marinilde Giannandrea, Lavoro, femminismo e il coro di Rachele, il quotidiano di Puglia, 21.07.21

Marilena Di Tursi, Andar per mostre in Salento, il tour del contemporaneo, Corriere del Mezzogiorno, 05.08.21

Veronica Pillon, Intervista a Lucrezia Calabrò Visconti | giardino project, Volume 1. La condizione umana, ATPdiary, 25.08.21


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LIKE IN A NEW MICROCOSM







Didascalie

1.  Hieronymus Bosch, dettaglio Il giardino delle delizie, 1490-1500, olio su tavola, Trittico cm 220 X 195. Madrid, Museo del Prado

2.  L'unicorno è curato e tenuto in cattività, arazzo, Metropolitan Museum of Art in New York 1495- 1505

3.  Beato Angelico, Annunciazione, 1425 – 1426, affresco, 230 x 321 cm. Firenze, Convento di San Marco

4. Giardino di Bololi, Perseo, isolotto, Firenze, XVI e il XIX secolo

5. Luigi Vanvitelli, veduta della Reggia di Caserta, 1750


 


Nell’immaginario comune il giardino rappresenta per l’uomo un’esigenza, uno spazio fisico e mentale dove svolgere molteplici attività legate non solo a un interesse produttivo della terra, ma anche a quello topiario, botanico, paesaggistico, medico, architettonico, contemplativo, mistico, artificiale, filosofico, evasivo, estetico e artistico. Nel suo insieme il giardino è un microcosmo complesso carico di significati simbolici, magici, culturali e religiosi.
WHERE IS GIARDINO









A pochi chilometri da Lecce nell’ex complesso p.e.e.p. (piano edilizia economica popolare) di Trepuzzi si trova, al piano terra di un appartamento condominiale degli anni ‘80, un giardino residenziale a uso privato ripensato ciclicamente come un’attività di giardinaggio mentale per le arti visive.


 

Planimetria 


INDEX

VOLUME 1. LA CONDIZIONE UMANA


In un anno e mezzo di pandemia ci siamo adattati a forme nuove di relazione, di linguaggio e di lavoro riuscendo a comprendere solo in parte la natura dei processi in corso. Questo cambiamento ha contribuito a distanziare e isolare ancora una volta l’individuo dalla collettività, alterando sempre di più il significato tra la sfera pubblica e quella privata e decostruendo quelle consuetudini sociali, politiche, economiche e culturali con le quali abbiamo vissuto fino al 30 gennaio del 2020.


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             JUL - AUG 2021

21.07 Lucrezia Calabrò Visconti 
29.08 | ERRATA-CORRIGE
13.09 Marco Vitale, Marco Musarò



VOLUME 0. SUI RAMI DI QUEL MICROCOSMO RISUONANO MOTIVI AEREI.


Sui rami di quel microcosmo risuonano motivi aerei è il concept che inaugura giardino project, un brano ispirato dalla descrizione del giardino persiano-sassanide tratto dalla raccolta di novelle arabe de Le Mille e una notte. L’incipit letterario riguarda la dimensione spazio temporale del giardino, percepita durante l’arco di un’intera giornata scandita dal canto e dall’operosità degli uccelli.


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JUL - AUG 2020

31.07 Stefano Giuri
09.08 Caterina Molteni



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Nell’immaginario comune il giardino rappresenta per l’uomo un’esigenza, uno spazio fisico e mentale dove svolgere molteplici attività legate non solo a un interesse produttivo della terra, ma anche a quello topiario, botanico, paesaggistico, medico, architettonico, contemplativo, mistico, artificiale, filosofico, evasivo, estetico e artistico. Nel suo insieme il giardino è un microcosmo complesso carico di significati simbolici, magici, culturali e religiosi.


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JUN 2020


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WHERE IS GIARDINO


A pochi chilometri da Lecce nell’ex complesso p.e.e.p. (piano edilizia economica popolare) di Trepuzzi si trova, al piano terra di un appartamento condominiale degli anni ‘80, un giardino residenziale ad uso privato ripensato ciclicamente come un’attività di giardinaggio mentale per le arti visive.


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JUL 2020
PUGLIA

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